| di Mariarosa Mantero Mariani |
IMPRESSIONI
| A Montevecchio fui per la gente del posto una persona diversa, la signora da toccare per la bambina scalza, da imitare nei suoi modi, da ascoltare come oracolo, sembravo dire verità sorpresa per me. Sempre timidi, chiusi, parlavano dell'essere loro poca cosa, di non valere niente. Valevano molto, sopportavano con rassegnazione la vita di miniera. |
Donne di miniera, vestite di scuro, quasi in costume, ricordo del paese natio, lo sguardo triste, rassegnate al loro destino, gli occhi brillano per un incontro con la Signora, parlano timide ma vive nel loro piccolo mondo, mi commuove l'affetto per la Signora. |
Sardi chiusi introversi vittimisti, improvvisamente si aprono con un parlare italiano perfetto, ammiro la loro versatilità, sono sicuri testardi imprevedibili coinvolgenti, conoscerli è un piacere, dissentire si può, ascoltarli si deve. |
Funtanazza, fonte di ghiaccio, il ruscello freddo, il mare meraviglioso, tra le rocce bianche e Punta Mai Moi con la verde macchia, le rocce nere sulla spiaggia di sabbia, il mare spettacolare nelle giornate di maestrale con le onde alte e spumeggianti. Il mare era pescoso, alla lenza abboccavano piccoli pesci e murene che mangiavano l'amo. Non si vedevano navi all'orizzonte né gabbiani volare, poi cambiò: arrivò il catrame, arrivarono i gabbiani. La piccola cala era sempre bella. |
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| Mariarosa Mantero Mariani |