| di Maria Luisa De Fanti |
NOSTALGIA
Un'ombra solitaria,
un viandante quasi furtivo,
si guarda intorno,
si guarda indietro,
osserva il cielo,
percorre una strada
desolata e antica:
Gli alberi intorno
inchinano le fronde
al suo passaggio.
E' notte su Viale dei Pini.
Una vecchia lampada di latta
ondeggia al vento.
La sua luce
tremula rischiara il mio cammino.
Ombre maestose, quasi minacciose
popolano l'oscurità.
Non sapevo che il silenzio
avesse una voce:
ascolto le voci del silenzio!
Il vento ulula fra le fronde
e modula la mia malinconia.
Da lontano echeggia il fragore
delle onde del mare.
Il cielo si accende di stelle,
le nuvole disegnano sogni fuggevoli.
E' giunto l'inverno solenne.
Il suo gelo ti riscalda il cuore
col fuoco dei ricordi.
Credevo che il silenzio fosse il nulla
invece ha rumori e sembianze:
il vento, il mare, la pioggia, i bagliori
del temporale, il cuculo d'inverno.
I grilli e le cicale, d'estate,
nelle notti tiepide.
Non ho paura, ho solo nostalgia
di cose passate,
di momenti vissuti e mai dimenticati.
Tu silenzio odoroso di pini
e di viole sei la mia voluttà,
tu sei la mia malinconia.
Odo voci lontane nella memoria,
vedo volti che riconosco tutti,
taluni senza più un nome.
Provo un malessere d'amore
per coloro che ci hanno amati,
che abbiamo amato e non
ci sono più.
Ascolto un coro che non canta più:
è la novena di Natale.
Respiro il fumo di un camino spento,
sento i passi di chi è passato.
Ricordo le stagioni morte,
piango di tenerezza davanti
a una fontana muta:
era di pietra, non so perché
l'hanno dipinta di bianco.
Cerco i sorrisi della mia infanzia,
della innocenza, della fede, del sogno...
Il cielo risplende di mille colori tonanti:
è Santa Barbara a Dicembre.
Occhi stupiti ammirano i ricami
del cielo e i cuori sussultano ad ogni boato.
L'aria brucia, i ciocchi crepitano
lanciando faville:
è Sant'Antonio a Gennaio.
La notte è un tripudio
di fuochi, di voci allegre,
di giuochi.
Le lampade di carta, appese
alle finestre, si incendiano al vento.
Fra lumi e specchi antichi,
su marmi levigati,
danzano radiose le fanciulle in fiore,
cogliendo l'emozione degli sguardi
timidi e innamorati dei compagni
di gioventù.
Giovinezza e amore,
così stupendi, così fugaci...
E' la notte di S. Silvestro!
Caro paese morto,
sembri dormire avvolto nella
nebbia, come nella favola di Brigadoom.
Ti voglio svegliare prima dell'incantesimo,
prima dei cento anni.
Tu custodisci i nostri ricordi.
Sono gelosa di te e dei
tuoi segreti: vorrei che nulla mutasse,
né una pianta, né un fiore, né un sasso.
Incenso e fuoco, ciclamini e viole.
Stentata, ritorna sulle labbra una
preghiera antica in una lingua antica...
Torno sui miei passi, lascio le orme
della nostalgia.
Devo andare, ma non sarà
per sempre.
Ritorneremo tutti a cantare una novena,
a correre nel vento,
a dissetarci con la pioggia,
a respirare il tuo profumo,
a disseppellire i nostri ricordi,
i nostri morti.
I morti che non tornano,
non parlano,
non soffrono,
vivranno, perché noi li ricordiamo...
La melodia di un organo lontano
canterà la sua pace
per celebrare la nostra
Apocalisse.
|
|
| MariLisa De Fanti |