galleria Rosella

di Iride Peis

  GALLERIA ROSELLA

Le gallerie, i livelli, i fornelli di tutte le miniere del mondo possiedono un nome che li identifica e sono riportati rigorosamente nelle carte topografiche, nelle planimetrie, nei disegni che gli addetti ai lavori conoscono bene. Spesso sono dedicati a personaggi maschili che hanno avuto un ruolo nell'impresa mineraria e se ne vuole conservare la memoria, vi è anche qualche nome di donna, naturalmente importante, che nel sottosuolo assume una delicata risonanza.

Nella Miniera di Montevecchio sono ricordate le figlie del grande impresario e padrone Giovanni Antonio Sanna, Enedina, Ignazia e Zelì, la nuora di Alberto Castoldi, Estella, la giudicessa Eleonora, Santa Barbara, patrona dei minatori, S. Maria delle Ostie per ringraziarla di un fortunato ritrovamento.

C'è, in questa miniera anche una galleria che porta il nome dolcissimo di Rosella e che non compare in nessuna planimetria conservata nell'archivio minerario, è abbandonata da decenni e ricoperta di rovi ed erbacce. Quel nome glielo diedero alcuni minatori dedicandolo ad una bella e avvenente donna che esercitava il mestiere più antico del mondo con generosità.

L'imbocco della galleria era conosciuto e visitato da minatori, ma anche da capiservizio e da qualche intraprendente ingegnere; la donna abitava nelle case a bocca di pozzo del cantiere e non doveva allontanarsi di molto dalla sua abitazione per offrire i servigi a chi glieli chiedeva. Vendeva amore e il suo profumo acre e intrigante di muschio, dolce di asfodelo, intenso e inebriante di elicriso che cresceva abbondante in quelle valli, faceva dimenticare fatiche, dava illusioni, alleviava sofferenze morali e fisiche. Rosella si offriva per pochi soldi, a nessuno diceva di no e ad ognuno regalava qualche attimo di felicità.


Iride Peis


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