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da L'Unione Sarda del 31 marzo 2009

Successo delle visite Fai

Arrivano i turisti, ma le ex miniere ora restano chiuse

Quale sarà il futuro di Montevecchio? Se lo chiedono tutti, in primis gli abitanti del borgo minerario, dopo il grande successo dell’altro ieri per l’apertura di nuovi itinerari della vecchia miniera. In numerosi hanno partecipato alla giornata del Fai, cogliendo l’opportunità di visitare gratuitamente Pozzo Sant’Antonio, la Vecchia Cernita, il complesso della Laveria Rio e il Centro di Documentazione Mineraria.
Ma ora che il sogno di riaprire le miniere in chiave turistica sembra prendere forma, bisogna fare i conti con la realtà. Quei luoghi restaurati, ma ancora densi di ricordi delle fatiche dei minatori, resteranno chiusi in attesa dell’apertura definitiva dei Cantieri di Levante, alcuni dei quali ancora in fase di ultimazione. Ma allora perché dare quel flebile segnale di luce per poi ripiombare nel buio di una chiusura primaverile? “La giornata Fai – spiega Giovanni Cappai, capo delegato Fai provinciale – si pone la finalità di far visitare siti fino a oggi chiusi. E’ un progetto che portiamo avanti in tutta Italia per valorizzare il nostro patrimonio storico, culturale e naturale ancora sconosciuto. Crediamo che i beni culturali possano diventare risorse importanti per l’economia delle zone interne”.
Su Montevecchio scommettono anche i privati. Gianluigi Piccioni di Guspini ha appena aperto un bed & breakfast: “Mi auguro che le miniere diventino presto il punto di forza del nostro turismo. Per lavorare tutto l’anno dobbiamo offrire ai turisti qualcos’altro oltre alle coste”. E’ fiduciosa sul futuro del borgo minerario anche la scrittrice Iride Peis, autrice di numerosi libri sulla vita in miniera. “Ho provato una grande emozione quando si sono riaperte le porte dell’antica miniera. In questo momento finalmente vedo concretizzarsi la possibilità di dare un futuro a questa terra e ai suoi abitanti. La miniera ormai è stata chiusa, la sua attività è finita. Montevecchio però non deve morire, deve ritrovare una nuova vitalità sulla via del turismo”.
Immediate le rassicurazioni del sindaco Francesco Marras: “Le opere di restauro sono iniziate nove anni fa. Abbiamo lavorato tanto per preservare i resti della miniera e non perdere una memoria storica che ci appartiene. Siamo agli ultimi lavori e poi Montevecchio sarà pronta per i turisti. Sarà il vero volano della nostra economia”.
Stefania Puxeddu



da L'Unione Sarda del 30 marzo 2009

Montevecchio, tre impianti minerari riaprono per i visitatori

Il cuore della miniera di Montevecchio ha ripreso a battere. Ieri nella giornata del Fai dedicata alla valorizzazione dei beni culturali italiani per la prima volta, sono stati aperti al pubblico Pozzo Sant'Antonio, la Vecchia Cernita, il Complesso della Laveria Rio e il Centro di Documentazione Mineraria. Già dal mattino c'era una folla di visitatori curiosi di vedere i luoghi dove hanno lavorato centinaia di minatori, sotto la terra, per dare un pezzo di pane ai figli. Storie di povertà e di dolore che si contrappongono al lusso dei proprietari che vivevano nel Palazzo blu della Direzione.
Questo è il duplice volto di Montevecchio mostrato ieri al pubblico. In tanti hanno trattenuto a stento le lacrime durante la proiezione del filmato del regista Cabiddu, che attraverso la storia di una famiglia di minatori ha raccontato le sofferenze di quel tempo. La commozione si leggeva anche nei volti degli amministratori che hanno inaugurato la nuova Montevecchio, rinata in chiave turistica dai resti della miniera. Ma a stupire i visitatori sono stati soprattutto gli alunni delle scuole medie di Guspini, preparati dagli insegnanti, che hanno fatto la parte dei "piccoli ciceroni" illustrando al pubblico le attività della miniera. Per una volta, sono stati loro ad insegnare ai grandi contribuendo con la loro spontaneità al successo della giornata. Un'anteprima delle bellezze che Montevecchio offrirà quest'estate ai visitatori quando si potranno ammirare tutti i siti dei cantieri di Levante.
Stefania Puxeddu



da L'Unione Sarda del 28 marzo 2009

Finito il restauro, gli impianti aperti al pubblico

Tre nuovi itinerari minerari inaugurati domani a Montevecchio

Saranno aperti domani, per la prima volta, nuovi itinerari del complesso minerario di Levante di Montevecchio in occasione della diciassettesima giornata del Fondo Ambiente Italiano dedicata all'arte e all'ambiente. Anche il piccolo borgo minerario fa parte delle 210 città italiane impegnate nel recupero e salvaguardia del proprioo patrimonio storico, artistico o ambientale.
Montevechio ha una lunga storia da raccontare ai visitatori che potranno accedee soltanto domani, in anteprima assoluta, grazie alla collaborazione della Provincia, ProLoco di Guspini e Igea, ad alcuni cantieri delle vecchie miniere in attesa della loro apertura definitiva a giugno assieme ad altri siti in fase di ultimazione.
Gli interventi di restauro hanno ricostruito la storia della miniera nei suoi anni dìoro, quando si estraevano dalle viscere della terra piombo, argento e zinco. Domani dalle 10:30 alle 13 e dalle 15 alle 17, i turisti potranno fare un tuffo nel passato partendo da Pozzo Sant'Antonio e la Vecchia Cernita per arrivare al Complesso della Laveria Rio e al Centro di Documentazione Mineraria accompagnati da guide insolite: gli alunni delle scuole medie di Guspini che per settimane sono stati preparati a quest'evento. Nella ex sala modelli verrà proiettato in anteprima il racconto filmato del regista Giovanni Cabiddu che ha coinvolto 100 comparse locali per descrivere il mondo della miniera.
Nel "Caffè della Miniera" si potrà visitare la mostra fotografica "Serenpidità" di Francesco Cubeddu. Per Montevecchio domani sarà la prova generale per il lancio turistico; si aprirà il sipario e si accenderanno le luci, poi di nuovo silenzio in attesa dell'apertura definitiva dei cantieri di Levante.
Stefania Puxeddu




PRESENTAZIONE DELLA TESI DI LAUREA DELL'ING. SIMONA SABA
(clicca sul titolo per andare a vedere)

Mercoledì 16 luglio 2008 ore 18:00 - presso la ex Mensa Impiegati Montevecchio






Da La GAZZETTA del Medio Campidano del 9 agosto 2007






Dall'Unione Sarda del 9 agosto 2006

Tra le aree i pozzi Amsicora, Telle e Sant'Antonio

Montevecchio, via libera della Regione al bando per il turismo nelle miniere

La giunta regionale, come più volte avevano chiesto le amministrazioni comunali di Arbus e Guspini, metterà in vendita tutte le strutture minerarie e gli immobili di sua proprietà a Montevecchio. Ieri pomeriggio ha approvato la delibera sull'avvio delle procedure per la messa a bando di alcuni siti ex minerari, nel territorio di Arbus e Guspini. Non sarà un bando velina come Masua e Naracauli. La gara sarà divisa in sei lotti, che possono essere acquisiti complessivamente oppure singolarmente. Una suddivisione che permetterà anche agli imprenditori locali di inserirsi nella trattativa.
Saranno messi in vendita il Villaggio Righi, Piccalinna, l'ex ospedale, l'asilo, gli alloggi dei dirigenti e della foresteria, l'albergo Il Cinghiale, le miniere di Pozzo Sanna e di Telle. Sono siti interni rispetto alla linea di costa, non vedono il mare, guardano talvolta alla piana del Campidano o alle vallate dell'area mineraria guspinese.
La Giunta punta ad arrivare al bando già a settembre e incarica l'assessore agli Enti locali di predisporre una gara per scegliere i migliori progetti di riqualificazione con riguardo ai valori ambientali, paesaggistici, storico culturali e architettonici, e a valorizzare al massimo le attività economiche èresenti e le risorse locali.
L'area ha bisogno di urgenti azioni di bonifica ambientale e di messa in sicurezza, e di una mobilitazione di risorse anche private, dopo decenni di abbandono e nessuna prospettiva offerta sinora al territorio e alle comunità. Montevecchio in particolare, dove sono stati spesi miliardi di lire per il recupero degli edifici, la loro trasformazione, rimasti chiusi nonostante gli sforzi delle amministrazioni comunali.

Gian Paolo Pusceddu



Dall'Unione Sarda del 1° novembre 2005

Guspini. Grande successo a Montevecchio per la riapertura dell'edificio arredato con mobili d'epoca

Ressa per vedere la casa del padrone
In un giorno 1500 visitatori tra gli stucchi del palazzo della direzione.

Tra domenica e ieri oltre millecinquecento persone hanno visitato il palazzo della direzione della miniera di Montevecchio. Un afflusso di visitatori notevole, oltre ogni aspettativa. Ne sono arrivati anche dal sassarese e dal nuorese. C'è molta curiosità. Nei due giorni di apertura si sono formate lunghe code per poter accedere al secondo e terzo piano della direzione mineraria, i cui locali, tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento, erano riservati ad abitazione del direttore e della servitù. L'amministrazione comunale di Guspini, con una spesa di 280 mila euro, ha riarredato questi ambienti con mobili d'epoca, tendaggi, specchiere, candelabri, posateria in argento, proprio come ai tempi in cui il palazzo era sede di rappresentanza della miniera. "Sono rimasto positivamente impressionato per l'eccellente lavoro che è stato fatto per allestire la direzione. Per la prima volta ho visitato un sito minerario. Quando sono entrato in quelle stanze che furono la dimora del padrone della miniera ho avuto l'impressione di entrare in una casa dell'alta borghesia ottocentesca", afferma Marco Tilloca di Sassari. "Sono stata a Montevecchio l'estate scorsa e in quell'occasione avevo avuto modo di visitare la direzione. Devo riconoscere che con il nuovo allestimento è irriconoscibile. Con gli arredi vivi in maniera realistica l'abitazione dei dirigenti della miniera e il loro modo di vivere", aggiunge Bruna Canu, anche lei di Sassari. Tredici le stanze riallestite; quella che più richiama l'attenzione dei visitatori è la "sala blu", chiamata così per gli affreschi rinascimentali con sfondo in blu cobalto e oro zecchino (era l'ambiente di rappresentanza e salottiero), oggi accoglie numerosi mobili d'epoca, divani in tessuto damasco e un pianoforte acquistato in Inghilterra e realizzato a Parigi nel 1880.
Con il tracollo finanziario della famiglia di Giovanni Antonio Sanna la maggior parte dei beni è andata dispersa. E con il passaggio della miniera alla Montedison, la direzione fu completamente manomessa, tutti i locali furono allestiti ad ufficio. "La sala blu fu trasformata in ufficio direzionale, addirittura fu dotata di un tavolo di ping pong per il passatempo dei dirigenti", ricorda Fernando Lampis, che in miniera ha lavorato per oltre trent'anni. "Tra gli anni venti e trenta, la miniera di Montevecchio era meta di gite scolastiche di studenti provenienti da Cagliari e Sassari. Anche Antonio Gramsci la visitò da studente", fa notare Francesco Cocco, ex assessore regionale alla cultura. "abbiamo allestito oltre il cinquanta per cento deglia ambienti. Abbiamo già a disposizione i finanziamenti e a giorni procederemo per l'acquisto dei letti e dei mobili della zona notte", sottolinea Mariangela Porru, responsabile dei Beni culturali di Guspini. La direzione resta aperta anche oggi dalle 10 alle 18. "La chiuderemo per alcuni giorni per il completamento di alcune procedure burocratiche", aggiunge Mariangela Porru.

Gian Paolo Pusceddu

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Dall'Unione Sarda del 15 maggio 2005

COSTA VERDE - Progetti e padroni nell'ultimo paradiso.

FUNTANAZZA
E' la vecchia colonia per i figli dei minatori di Montevecchio costruita 50 anni fa sul mare. L'Eni voleva trasformarla in un villaggio turistico ma non ci riuscì e la mise in vendita. Nel novembre del 1999 l'ha acquistata Renato Soru allora patron di Tiscali e attuale governatore della Regione. Al Comune annunciò l'intenzione di cominciare presto I lavori di restauro per trasformare la colonia in un albergo a cinque stelle . Attualmente la colonia è in balia dei vandali.

SCIVU
Una società Milanese (soci alcuni dirigenti Eni) aveva presentato il progetto di un villaggio turistico di 80 mila metri quadri con 1.200 posti letto , campi da golf e servizi vari. Il progetto è stato bloccato. Ora Scivu è di proprietà di Renato Soru : ha sempre affermato che l'area sarà protetta da ogni tipo di intervento turistico.

PORTUMAGA
Agli inizi degli anni Ottanta viene presentato il progetto per costruire un mega villaggio turistico capace di ospitare 15 mila persone in un'area incontaminata. A distanza di 25 anni solo parte del cillaggio è stato realizzati: un centro vacanze di 600 posti letto , compresi mini appartamenti a schiera, struttura alberghiera e commerciale. A maggio scade la convenzione tra il comune e la società immobiliare.



Arbus. Il sindaco invita Soru: subito i lavori sul litorale

«Lavoro dal turismo»
Valorizzare Funtanazza

Va bene l'oscar nazionale sulla spiaggia più bella ma ora bisogna pensare anche al turismo che dà lavoro. E' il messaggio della nuova amministrazione comunale uscita dalle urne una settimana fa. Destinatario prima di tutto Renato Soru, governatore della Regione e proprietario di Funtanazza, uno degli ultimi gioielli della costa sarda.

Le vele
Il comune più esteso della nuova provincia, 26.716 ettari, e uno sviluppo costiero di 47 km: Arbus è saltato all'evidenza nazionale con il quarto riconoscimento delle Cinque Vele di Legambiente. Ma finora i tanti riconoscimenti sulle valenze ambientali non sono bastati a creare condizioni di sviluppo e occupazione.

La provincia
Con le elezioni provinciali di domenica scorsa le spiagge di Arbus sono diventate le spiagge della provincia del Medio Campidano. Insenature, scogliere, dune e paesaggi incantati che finora sono state croce e delizia dell'amministrazione comunale di Arbus, e continueranno ad esserlo. In tanti si aspettano dal nuovo Ente un'attenzione di riguardo.

Il miraggio
Scade in questo mese di maggio, dopo venticinque anni, la convenzione con la società Costa Verde, il cui intervento era stato visto come occasione di rinascita di tutto il territorio. I numeri c'erano e incantavano solo a sentirli pronunciare: 25 mila posti letto e un milione e duecentomila metri cubi, poi ridotti a 800 mila, in riva al mare. Un sogno da Costa Smeralda rivelatosi un miraggio. Il grande progetto ha lasciato solo la speculazione immobiliare con vari passaggi di proprietà, i debiti dell'Ici, poche centinaia di posti letto nel residence e un villaggio di seconde case. Abortito sulla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale per Scivu e sull'opposizione degli ambientalisti anche l'accordo di programma tra Comune, Regione e Snam: 120 mila metri cubi tra Scivu e Funtanazza.

Funtanazza
Dopo il passaggio di proprietà alla società di Renato Soru, rimane in piedi solo l'intervento di Funtanazza, mentre Scivu finirà nella Conservatoria regionale. Nel dimenticatoio sembrano finiti anche campi da golf e alberghi progettati a Capo Pecora e illustrati con tanta enfasi nel febbraio 2004 davanti al Consiglio Comunale.

Il neoeletto
Tra questi problemi e il dramma della disoccupazione dovrà destreggiarsi il nuovo sindaco Raimondo Angius. Venuto meno l'accordo di programma, di cui era stato fautore quando era vicesindaco nella giunta Pusceddu, Angius punta più su uno sviluppo integrato con l'ambiente e l'utilizzo dei fabbricati ex minerari, recuperati o in via di recupero. Solo su Funtanazza il discorso è aperto. «Sentiremo quanto prima i nuovi proprietari in termini abbastanza pressanti per accelerare l'intervento, ma dobbiamo attendere i criteri del Piano paesistico regionale» anticipa Angius. A Costa Verde, nella previsione di una nuova convenzione, invece rimarrebbero solo 400 mila metri cubi che la legge salvacoste potrebbe passare.

La strada per il mare
Al lavoro in Municipio già dal giorno successivo all'insediamento, il neo sindaco si è trovato a fronteggiare diverse emergenze. In mezzo alle emergenze, Angius ha trovato il tempo per un sopralluogo per studiare la possibilità di realizzare la strada breve per il mare. «Sono consapevole delle molte difficoltà - dice - ma è un'idea che vogliamo cavalcare con determinazione per dare impulso allo sviluppo di questo paese» afferma.

Gli assessorati
In settimana il sindaco potrebbe assegnare le deleghe assessoriali. I nomi più probabili rimangono quelli di Elisa Caddeo, Ds, per la carica di vicesindaco e delega ai servizi sociali, di Mario Vacca, Ds, alla cultura, di Andrea Concas, Sdi, e di Cesello Raccis, Margherita, a cui andrebbero agricoltura o Turismo e Commercio, di Gianni Lussu all'urbanistica e Luciano Aru allo sport.

Salvatore Sanna



Ciak, Montevecchio rinasce
Un set cinematografico per i turisti-minatori

di Lello Cavarano


Dall'Unione Sarda del 29 lug 2004




Una comparsa al trucco prima di una scena


Il regista Gianfranco Cabiddu parla con alcune comparse prima di girare una scena davanti al pozzo Sant'Antonio a Montevecchio


Le cernitrici al lavoro nel cantiere di Piccalinna

IL FATTO
Il regista Cabiddu gira nelle gallerie un film-documento che accompagnerà i visitatori tra suoni e rumori

LA PARTECIPAZIONE
Seicento persone si sono presentate per un ruolo da comparsa "Sarà una miniera di emozioni"
MONTEVECCHIO.
Ciak, azione. Il figlio di Bakunìn è tornato in miniera. Scenderà nelle gallerie, si calerà nel buio, scaverà la terra alla ricerca dei filoni di piombo e zinco. Sentirà di nuovo l'odore della terra bagnata e la sua fatica sarà accompagnata dagli squarci della dinamite e dal ritmo della perforatrice.
Berritta e canottiera annerite, accompagnerà i turisti alla scoperta di Montevecchio, cento chilometri di gallerie, un filone esteso 15000 metri, un pozzo che scende a meno 350: l'area mineraria meglio conservata, un museo del sottosuolo unico al mondo, secondo la definizione della direttrice del Museo britannico del carbone che alcuni anni fa visitò il complesso.

FILM-DOCUMENTO.
Per uno dei gioielli dell'archeologia mineraria isolana la rivoluzione è già cominciata, sotto i riflettori della troupe del regista Gianfranco Cabiddu, che guida gli attori e le comparse tra la sala blu della direzione e il castelletto merlato del pozzo Sant'Antonio, ben restaurato. Per una settimana la grande miniera sarà trasformata in un originale set cinematografico.
Si gira un film-documento sulla vita che ha segnato la storia di Guspini e Arbus. Un film con un doppio obiettivo: sarà proiettato nelle sale e accompagnerà passo dopo passo i visitatori che si avventureranno nel dedalo della gallerie, mentre quel Parco Geominerario che doveva segnare la rinascita storico culturale degli impianti dismessi resta sulla carta e gli operai destinati al recupero vengono impegnati a pulire spiagge e marciapiedi.

TURISTI-MINATORI.
Entrare nel cuore della miniera meglio preservata dell'Isola sarà come vedere uno straordinario film a fianco dei minatori, delle cernitrici, delle loro famiglie.
"Montevecchio non diventerà un museo tradizionale. Sarà davvero una miniera di emozioni, un set cinematografico che porterà i visitatori dentro la vita di chi lavorava qui", spiega Cabiddu, che ha ricevuto dall'amministrazione comunale di Guspini l'incarico di girare il film-documento. Sedilese trapiantato a Roma, il regista ha fatto rivivere sullo schermo le pagine del Figlio di Bakunìn dello scrittore Sergio Atzeni, girato tra Piccalinna e la laveria Principe Tomaso. Insomma è di casa tra gallerie e pozzi e lo si capisce mentre guida le duecento comparse scelte tra oltre seicento che hanno fatto la fila per prestare il loro volto, il loro nome in un documento che celebra la storia dei padri e dei nonni.

RUMORI E VOCI.
Dunque entro l'anno Montevecchio rivivrà. "Chi entrerà qui si calerà in un mondo sconosciuto che gli verrà svelato piano piano", spiega l'ingegnere Marco Piras incaricato degli allestimenti. Non ci saranno né salette per proiezioni né brevi saggi sui minerali. "Sarà come fare un viaggio a ritroso in giornate che non esistono più. Si comincia dagli spogliatoi. Mentre il visitatore indossa tuta e casco - incalza Cabiddu - si sentiranno le voci degli operai, spot che parlano degli uomini e delle donne che hanno fatto queste gallerie. È questa l'idea che stiamo trasformando in realtà, è questo il nostro modo per far sentire viva la miniera".

COLONNA SONORA.
Una sorta di colonna sonora accompagnerà i turisti, anche nelle gallerie. Ci saranno suoni, rumori, i compressori verranno rimessi in funzione, si vivrà il buio e l'emozione del ritorno alla luce. Lungo il percorso tante sagome si animeranno per far sentire le loro storie ai visitatori. Niente pacchianerie, né disneyland in versione mineraria. Un'idea rigorosa, che parte da una sceneggiatura reale: una famiglia di contadini sul lastrico che decide di cambiare vita per entrare nel mondo sconosciuto dell'industria, del lavoro sotto terra. Da qui si snoda il percorso cinematograficoturistico di Montevecchio. "Stiamo investento tante energie nel progetto - dice il sindaco Tarcisio Agus - per noi è un impegno gravoso, è la prima volta che un'amministrazione si cimenta in un'impresa così originale. Ma siamo contenti, c'è un grande entusiasmo da parte di tutti. Vogliamo trasmettere ai visitatori sensazioni nuove: devono smettere i panni del turista e indossare quelli del minatore. È una scommessa grande: su Montevecchio ci sono in ballo finanziamenti per 40 miliardi di vecchie lire".

STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE.
Trecentomila euro sono stati investiti nell'operazione la miniera come un set (in gran parte fondi dell'Unione euroepa), un altro contributo verrà chiesto al ministero dei Beni culturali per completare il film e distribuirlo. Costa tanto l'operazione rinascita ma a sorprendere è la straordinaria partecipazione di Guspini e dei centri vicini: in questo senso, davvero, la miniera che ha sfamato intere generazioni continua a vivere. Nel piazzale di Piccalinna c'è un fervore, un'animazione che stupiscono. Tra riflettori e cineprese, le comparse si muovono con naturalezza. È sorpresa anche Aurora Aru, direttore del casting, arburese, impegnata da anni nel festival tra le miniere con Carpe Diem (il 31 agosto qui si esibirà Capossela): "Si sono presentate 600 persone, giovani, anziani, donne. Tutti motivatissimi. Nessuno ha chiesto quant'era la paga, l'importante era partecipare al film".

STUDENTI E DISOCCUPATI.
Un gruppo di comparse è fermo davanti al pozzo Sant'Antonio. Una ventina di giovani è appena uscito dalla sala trucco. Attendono pazienti. Sono studenti o disoccupati: Federico Saba, Fausto Locci, Valentino Vargiu, Walter Solinas, tutti di Guspini, Filippo Mereu di Arbus. "Dobbiamo girare la scena della protesta all'ufficio di collocamento - dicono - quando i sardi cacciano i veneti. Siamo figli o nipoti di minatori, fieri di partecipare a un film che darà a Montevecchio una seconda vita. Uno dei pochi modi per creare lavoro qui è investire in cultura, ambiente, teatro".

FABBRI E FALEGNAMI.
Guspini si è mobilitata, come sempre, quando si parla di Montevecchio e delle miniere. Chi può, dà una mano. Lavorano i falegnami, i fabbri, Walter Piras, giovanissimo mago della cartapesta di San Gavino, ha contribuito a realizzare un fornello alto quindici metri che sembra vero. Si corre da una parte all'altra. Ugo Atzori, presidente di Sa Mena, attivissima associazione di ex minatori, porta sul set due scatoloni con i lampadari originali degli uffici della miniera: "Li avevamo portati via, salvandoli dai vandali". Da Piccalinna alla galleria Anglo-sarda (con le stalle per i muli e le spettacolari concrezioni di cristalli di calcite) alla laveria dell'Ottocento alla vecchia falegnameria è tutto un brulicare di comparse e curiosi. "Mezzo paese avrebbe voluto partecipare anche gratis per marcare l'attaccamento ideale e familiare, perché qui c'è la storia di un popolo non di questo o quel personaggio", afferma l'assessore comunale alle Attività produttive Francesco Marras, impegnatissimo nell'organizzazione di Arresojas la sesta edizione della biennale del coltello sardo che si annuncia particolarmente ricca. Ciak, si gira: la rinascita di Montevecchio.


L'uscita dei minatori dal pozzo Sant'Antonio


IL PERSONAGGIO
Ottantenne, vitalissima, interpreta sé stessa Barbara Concas, cernitrice nella vita e nel film "Ma il lavoro nella miniera faceva paura"


Barbara Concas,82 anni: cernitrice nella vita e nel film


"Sono entusiasta di partecipare come comparsa nel film documento che Gianfranco Cabiddu sta girando sulla miniera di Montevecchio. Mi riporta indietro nel tempo, quando ragazza ho lavorato come cernitrice". Barbara Concas, 82 anni, partecipa alle riprese a qualsiasi ora del giorno, sembra che non conosca fatica. Ieri era sul set, nel cantiere di Sant'Antonio, dalle dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17. "Non mi sento affaticata, quando torno a casa sono più che soddisfatta. Non sono nuova del set cinematografico, ho partecipato anche al film "Il figlio di Bakunin", dove ho intepretato la madre di una delle tante cernitrici, che all'inizio del '900 hanno lavorato nelle miniere di Montevecchio". Stesso ruolo anche nel filmato che Gianfranco Cabiddu sta girando in questi giorni nel cantiere di Sant'Antonio.
Un film documento, che accompagnerà i visitatori nei percorsi museali tra suoni e rumori. Ma lei, Barbara Concas, la cernitrice l'ha fatta per davvero, è stata una delle ultime che hanno lavorato nella laveria Principe Tommaso. "Era il 1939, avevo sedici anni. Mio padre era stato ricoverato in ospedale, la silicosi lo stava consumando, infatti morì alcune settimane dopo. Essendo la figlia maggiore, fui assunta per garantire un sostentamento alla famiglia; eravamo sette figli, mia madre era incinta dell'ottavo, che nacque quattro mesi dopo la morte di mio padre", racconta con un filo di emozione. Guarda fisso davanti a sé, come se vi vedesse scorrere le sequenze del film dei suoi ricordi. "La miniera era un mondo strano nel quale si perdeva la cognizione della propria identità, se essere uomo o donna, perché la fatica non guardava in faccia nessuno e abbruttiva tutti", afferma Barbara Concas. Un lavoro a catena, faticoso e pericoloso per le polveri nocive. "Dopo l'appello del sorvegliante, ognuna di noi prendeva il proprio posto. Eravamo un centinaio, distribuite nei vari settori. Al nastro, dove ero occupata, si lavorava una di fronte all'altra, sotto il vigile occhio del caporale. Non potevamo parlare. Un giorno sono stata sorpresa a chiaccherare con un'altra operaia. Ci hanno mandato a casa e dalla busta paga ci hanno tolto due giornate di lavoro", continua l'anziana donna. Non c'erano sistemi di sicurezza, gli infortuni erano all'ordine del giorno. Si lavorava a piedi nudi e l'unico indumento da lavoro era un grembiule di iuta, ricavato dai sacchi che venivano utilizzati per il minerale. "Se non ero addetta al nastro per la separazione del minerale, venivo mandata nel cantiere di Piccalinna a pestare il minerale, un lavoro che veniva fatto all'aperto sotto il sole o la pioggia. Alla fine della giornata avevo gli occhi rossi per la polvere, la gola arsa e tutto il corpo teso come una corda". Il problema più grosso erano le polveri. "Per ripararci dalla polvere ci mettevamo dei fazzoletti davanti alla bocca, ma non tutte avevano la possibilità di farlo. Allora tutta la paga veniva versata in famiglia. Sono stati anni d'incubo e i ricordi sono tanto tristi perché tanta era la fatica e la miseria". Fatica e miseria segnate da otto ore di duro lavoro.

Gian Paolo Pusceddu




Un trenino porterà i turisti alla scoperta delle miniere
Progetto realizzabile entro il 2007 con circa dieci milioni di euro

di Gian Paolo Pusceddu


Dall'Unione Sarda del 17 set 2003

Turisti in miniera col trenino, utilizzando il vecchio tratto ferroviario Montevecchio - Guspini - San Gavino. La proposta viene dal sindaco di Guspini, Tarcisio Agus, che la lancia alla direzione generale delle Ferrovie della Sardegna, della società consortile Geoparco e al sindaco di San Gavino Fedele Melas. Già un anno fa Tarcisio Agus aveva ipotizzato il recupero della vecchia strada ferrata. Questa volta lo fa con dati alla mano, dopo aver consultato anche alcuni tecnici. "Non è un'utopia, come qualcuno potrebbe supporre. Utilizzando i fondi comunitari credo si possa, in stretta collaborazione tra Ferrovie della Sardegna, Geoparco e le amministrazioni comunali di Guspini e San Gavino, creare un serio e concreto progetto d'attuarsi entro il 2007", afferma Tarcisio Agus. Le infrastrutture di San Gavino e di Sciria e i diciotto chilometri del tracciato sono di proprietà della Regione, un breve tratto appartiene al Comune di Guspini. "Non ci sarebbero quindi spese per espropri.
Secondo i calcoli fatti dai tecnici dell'Igea, per ripristinare il tratto San Gavino - Guspini occorrerebbero circa sette milioni di euro per ricostruire un ponte fatiscente, posizionare le traversine e allestire i passaggi a livello automatici. Per rifare la tratta Guspini - Sciria basterebbero poco più di due milioni e mezzo di euro", aggiunge il sindaco di Guspini.
La società Montevecchio iniziò la costruzione della ferrovia Sciria - San Gavino nel 1874 e la inaugurò due anni dopo. Per la sua realizzazione spese un milione e mezzo di lire. Restò in funzione fino all'aprile del 1958. Oggi il suo tracciato viene utilizzato come sede stradale di penetrazione agraria. "Oltre tredicimila persone visitano ogni anno Montevecchio e nel giro di due anni ci sarà un ulteriore incremento di presenze. In questi giorni sono stati avviati sei nuovi cantieri di recupero dell'area mineraria.
Offriremo ai turisti un interessante mosaico d'archeologia industriale, di percorsi naturalistici, estrattivi e di lavorazione", sottolinea Tarcisio Agus. Il 26 settembre l'amministrazione comunale ospiterà un gruppo di sessanta tour operator e nei prossimi giorni incontrerà i responsabili della compagnia aerea Meridiana interessati a valutare un possibile spostamento del flusso turistico verso le aree minerarie. "Il vasto patrimonio di archeologia mineraria e dei percorsi naturalistici ed estrattivi", sottolinea Agus, "deve diventare un'importante risorsa per tutto il territorio e un riferimento internazionale.
Coniugando storia, ambiente ed ecologia l'accesso alla miniera avverrebbe con uno strumento del paesaggio minerario che le Ferrovie della Sardegna potrebbero recuperarci, lasciando negli abitati di San Gavino e Guspini i pullman e i mezzi dei turisti che volessero visitare l'area, con immancabile beneficio ambientale dei nostri centri, dove il flusso turistico, nell'attesa di raggiungere l'area mineraria, potrà trovare ulteriori motivi d'interesse storico-culturale e gastronomico-ricreativo".




Montevecchio.
Crollata l'insegna del pozzo Sartori.
Muore il simbolo della vecchia miniera


di Gian Paolo Pusceddu


Dall'Unione Sarda del 25.03.03


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Gonfia di ruggine, non ha retto al suo stesso peso. L'insegna in ferro del pozzo Sartori, priva di manutenzione da cinquant'anni, è venuta giù senza tanto fragore. Si è impressa nel terreno sottostante. Sono stati alcuni dipendenti dell'Igea a trovarla aggrovigliata ai piedi del grande muraglione su cui poggia la torre in cemento armato del pozzo "Francesco Sartori", ieri simbolo del periodo più florido dell'estrazione mineraria, oggi di vecchiume. La maggior parte delle strutture della miniera di Montevecchio è fatiscente. Per recuperare questi siti abbandonati a se stessi, visitati dai ladri, manomessi dai vandali, lesionati dalle intemperie, ci vogliono milioni di euro. L'amministrazione comunale di Guspini tramite i Patti territoriali, il Por "Parco letterario Giuseppe Dessì" , i "Piani Integrati territoriali" e i "Patti territoriali" ha ricevuto finanziamenti per circa ventitré milioni di euro per recuperare diverse strutture minerarie dei cantieri di Levante e Sciria, che saranno inserite in un percorso museale. I progetti sono esecutivi, i finanziamenti sono a disposizione, ma non si possono eseguire i lavori perché tutte le strutture sono ancora di proprietà della Regione. "Abbiamo ottenuto tramite i patti territoriali circa due un milioni di euro per recuperare la laveria Principe Tommaso, ma tutto è bloccato in quanto la struttura è in uso da parte della ditta Scalas di Iglesias". È da circa due anni che l'amministrazione comunale sollecita l'assegnazione della Laveria. "È urgente - sottolinea Francesco Marras, assessore comunale alle attività produttive - che la Regione faccia liberare quanto prima gli immobili. Se il Comune non entrerà in possesso in tempi brevi della struttura rischia di perdere il finanziamento". Un rischio che si presenta anche per i finanziamenti Por e i Piani integrati d'area. Il 24 giugno scorso il Consiglio comunale aveva chiesto all'ex Emsa la cessione di alcuni immobili: la centrale e la cabina elettrica, il magazzino modelli, il laboratorio elettricisti, gli uffici, la fonderia forgiatori, la torneria, la falegnameria e l'officina fabbri. Tutte queste strutture si trovano nel cantiere di Levante e a Sciria e sono di proprietà dell'Igea e dell'assessorato regionale degli Enti Locali. "Se la Regione non ce li vuole cedere - sostiene Tarcisio Agus - potrebbe metterceli a disposizione in comodato d'uso per consentire di mettere in appalto i lavori". Il pericolo è reale, si rischia che questi finanziamenti finiscano alle ortiche. "Se avessimo a disposizione questi immobili - aggiunge il sindaco - potremmo utilizzare parte di queste risorse per mettere le strutture in sicurezza". Da quando è stata chiusa la miniera non sono più stati fatti interventi di manutenzione, e una delle prime strutture a cedere è stato il tetto della sala mulini della Laveria Principe Tommaso. "Un bellissimo tetto - puntualizza Tarcisio Agus - fatto in tegole di vetro. Oggi per rifarlo dovremmo spendere il doppio di quanto ci sarebbe costato se li avessimo eseguiti appena abbiamo ricevuto il finanziamento".



Cavalcando verso le dune

di Emanuele Concas

Montevecchio è un'antica miniera in provincia di Cagliari, nel comune di Guspini, incastonata tra il massiccio basaltico dell'Arcuentu e quello granitico di Arbus. Quando i tormenti della terra misero a contatto queste due formazioni rocciose, madre natura regalò a queste montagne un grande filone di blenda e galena. Ricchezza che venne sfruttata sin dai tempi più antichi per l'estrazione del piombo e dell'argento, e dello zinco poi.
Visitare questi luoghi a cavallo suscita emozioni particolari. Sellati i cavalli, si parte da Montevecchio verso Croccorigas attraverso un tunnel di pini e querce. I cavalli respirano l'aria frizzante della collina che li fa scalpitare. Ci dirigiamo verso ovest e subito una bellissima valle si apre alla nostra vista, permettendoci di ammirare gli impianti minerari del cantiere di Ponente. Le guide ci segnalano la presenza di alcuni cervi là, a pochi passi da noi, che guardano incuriositi i cavalli. Ci spiegano che questo è uno dei tre areali della Sardegna in cui il cervo sardo è sopravvissuto allo stato selvatico. Passato lo stupore procediamo al passo su una vecchia mulattiera per oltre un'ora immersi nella fitta macchia mediterranea. D'un tratto si sente un'aria diversa: quella del mare. Un meraviglioso paesaggio si apre ai nostri occhi: una spiaggia di oltre quattro chilometri circondata da maestose dune. E' Piscinas d'Ingurtosu, il sistema desertico più esteso d'Europa, che ospita essenze rare e pregiate, tra le quali il profumatissimo ginepro. I cavalli sentono l'emozione e non hanno bisogno di essere spronati: le sensazioni di un galoppo in riva al mare sono ineguagliabili! Ci dirigiamo poi verso un boschetto di lecci dove rifocilliamo i nostri amici a quattro zampe. Troviamo un ottimo pranzo preparato dalle guide che hanno cucinato malloreddus e porchetto arrosto. Per rientrare a Montevecchio ci sono altri dieci chilometri da percorrere: imbocchiamo Rio Irvi e ci dirigiamo verso est. L'acqua scorre copiosa e guadiamo il torrente una trentina di volte: fantastico!
Arriviamo al cantiere di Casargiu e proseguiamo sulla strada provinciale che attraversa i vecchi scavi minerari e giungiamo di nuovo vecchio borgo minerario. Sistemati i cavalli si ritroviamo all'ex dopolavoro della miniera a raccontarci le indimenticabili emozioni di questa splendida giornata a cavallo.




In provincia di Cagliari, da Montevecchio alla selvaggia Piscinas
Si scende in miniera, poi si sale tra le dune
di Giuseppe Ortolano

Poco più di dieci anni fa gli ultimi minatori di Montevecchio, in provincia di Cagliari, terminarono l'occupazione del Pozzo Amsicora con la promessa che un giorno la loro miniera sarebbe tornata a vivere come meta turistica. Quest'estate, con il classico ritardo italiano, si aprono finalmente al pubblico un migliaio di metri di gallerie sotterranee di quello che è diventato uno degli otto siti che compongono il Parco Geominerario della Sardegna, dichiarato dall'Unesco, nel 1997, "patrimonio culturale dell'intera umanità". Oggi Montevecchio è un paese quasi abbandonato dove vivono circa 400 persone, discendenti di quei tremila minatori che, con le loro famiglie, popolavano il borgo quando qui era attiva la più grande miniera europea di zinco e piombo.
La storia dei giacimenti minerari di questa zona è molto antica, come testimonia il colle di Genna Serapis, il cui nome richiama la divinità greco-egizia Serapide, protettrice del mondo sotterraneo, probabilmente invocata, durante la dominazione romana, dai deportati che lavoravano nelle miniere. Ma bisogna aspettare il 1720 per trovare la prima concessione mineraria ufficiale, assegnata a due cagliaritani e poi da questi ceduta ad uno svedese che si avvalse di un progettista sassone, senza grande fortuna. Nel 1848 l'impianto venne riattivato dal sardo Giovanni Antonio Sanna che, dopo essersi aggiudicato una concessione perpetua, costruì l'attuale paese di Montevecchio. Una nuova crisi colpì le miniere nel 1929, durante la crisi seguita al famoso venerdì nero della Borsa americana e, tra un passaggio di proprietà e l'altro, si giunse alla definitiva chiusura da parte di una società consociata Eni, di una decina di anni fa.
Oggi, grazie al progetto del Parco Geominerario, il paesino, completamente immerso nel verde e incastonato tra le montagne degradanti verso la Costa Verde, è diventato una meta turistica. Gli edifici pubblici, in parte visitabili, mostrano una certa ricercatezza e originalità nello stile costruttivo. Nel piazzale principale, di fronte all'ottocentesco Ospedale ormai abbandonato, si trova il neoclassico Palazzo della Direzione, costruito nel 1877, che ancora conserva decorazioni liberty nel porticato interno ed una maestosa sala cerimonie. L'edificio ospita attualmente l'interessante Museo delle Miniere e Naturalistico. Il palazzo ingloba, nella sua parte terminale, la piccola chiesetta dedicata a Santa Barbara, protettrice dei minatori. Tra le altre costruzioni che meritano una visita si trovano le originali palazzine della Foresteria, in stile tardo-liberty; le abitazioni dei dirigenti, costruite nel 1930 e l'ufficio postale, ancora funzionante. Ma gli edifici più antichi sono e "cameroni" detti "a bocca di pozzo", sorti nei diversi cantieri di lavoro, per permettere ai minatori di riposare durante le pause dal lavoro. Il complesso che riuniva le scuole elementari, il dopolavoro ed il cinematografo fu invece costruito nei primi Anni 40 e venne inaugurato da Benito Mussolini.
Uscendo dal centro abitato e dirigendosi verso le dune di Piscinas si incrociano la centrale Minghetti, polmone artificiale che riforniva d'aria pulita le gallerie e spirava quella viziata dai fumi e dalla polvere; l'imponente struttura dell'Albergo Sartori, oggi in completo abbandono, costruito per ospitare gli operai dei paesi lontani e il cantiere Sanna dove si trattavano minerali solforati e semiossidati, dominato dalla torre in muratura del Pozzo Sanna, profondo 404 m.
Il paesaggio si fa quindi selvaggio, la strada diventa ancora più dissestata e, tra laverie, altri impianti minerari e gineprisecolari, si giunge al piccolo Sahara italiano di Piscinas. Le dune, alte anche 250 metri (dicono le più elevate d'Europa), sia affacciano su dieci chilometri di spiaggia in gran parte deserta, spesso battuta da onde rese impetuosedal forte vento di maestrale.
La zona è ancora selvaggia, non ci sono case, villaggi o villette, con l'eccezione del caratteristico e intimo albergo-ristorante "Le Dune", aperto tutto l'anno, costruito ristrutturando l'antico magazzino minerario, al termine della ferrovia che collegava il molo d'imbarco del minerale con l'entroterra. Per evitare danni al fragile ecosistema è vietato scalare le dune.





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