| di Roberto Plaisant |
Montevecchio
(una sera d'estate)
Ombroso e mai scordato rifugio
Dell'uomo esausto il sudore
Le sirene son pronte a gridare,
Un cupo fragore squarcia il bel cielo,
dell'età più gioiosa.
Secolari e generosi pini,
erica, mirto e lentischio;
d'estate urlante la cicala oziosa
non guasta i suoni divini.
di antica polvere lurido
si spande nell'aere che trema.
Il suo petto è gonfio d'onore
mentre esce dal buio più infido;
del futuro rimane il patema.
ogni giorno la sfida continua,
per il pane la morte è in agguato;
può colpire senza avvisare,
giù nel pozzo ella s'insinua,
ma non svela dove ha tramato.
la miniera crudele esige il tributo.
Angosciate le donne accorron vocianti;
una fra esse porterà il nero velo
e mai più potrà udire del suo uomo il saluto;
di lui per sempre avrà dolci ricordi e tormentosi rimpianti.
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| Roberto '98 |