ricordi del 196...

di Iride Peis
  Funtanazza

Le estati trascorse a Funtanazza tornano alla memoria a ondate regolari, piacevoli, procurando emozioni, sensazioni, palpiti e una struggente nostalgia di quel paradiso perduto. Sono stata vigilatrice d'infanzia nella colonia marina "F. Sartori" dal 1961 al 1965 e quelle cinque stagioni sono state le più belle e le più significative della mia giovinezza. La Colonia, maestosa costruzione, sita in una rada fra le più suggestive della costa occidentale sarda, poggia le fondamenta su terreni di antiche ere geologiche e si specchia in un mare di smeraldo. La prima volta che vi arrivai, in corriera, rimasi sbalordita per la grandiosità, l'architettura lineare ma ben armonizzata, gli spazi ampi limitati da aiuole, marciapiedi, rotonda sul mare, filari di palme e cycas, oleandri e acacie. Una veduta da incanto. Quando poi venni assunta come vigilatrice e varcai il cancello rimasi senza fiato. L'ingresso era da mille e una notte: piante esotiche alte fino al soffitto che emergevano da portavasi in ceramica dipinta, pavimenti di pregiato marmo dove ci si poteva specchiare, vetrate ampie come pareti, scalinate e ringhiere stilizzate; nella parete centrale un mosaico di preziosa porcellana dipinta a mano riportava disegni dai colori caldi della terra sarda, del mare, del cielo e una dedica al grande ingegnere minatore Francesco Sartori.
E poi, un'attrazione singolare che incantava i bambini arrivati dai poveri paesi del Campidano, Marmilla, Trexenta, Sulcis, (ma anche me), era la vasca rivestita di piccolissime piastrelline colorate, incastrate a formare piacevoli contrasti colorati, con uno zampillo a getto continuo che ricadeva in mille goccioline ridenti sui pesciolini rossi.
E le sorprese continuavano... Terrazze immense, saloni rivestiti di parquet, refettorio ampio, luminoso, attrezzato di montacarichi e carrelli per i cibi che arrivavano direttamente dalle cucine in vassoi di acciaio inossidabile, ascensori, bagni e docce a misura d'uomo e di bambino e altoparlante attraverso i quali si diffondevano annunci e musiche. Per un lungo periodo trasmise una famosa canzone, che era pure un dolce messaggio per me ... "Till, finché il mondo sarà ..." e il cuore batteva forte.
Le camerate dei bambini erano semplici, ravvivate da copriletto vivacissimi sui materassi di gomma piuma (allora nelle case c'erano quelli di crine) per la gioia dei bambini; le camere delle vigilatrici arredate con gusto e sobrietà, firmate Thonet. Vista al mare. Tramonti indimenticabili. Da un lato lo sguardo spaziava sulle piscine olimpioniche e le scogliere di "calata bianca", dall'altro su "punta Mai Moi" e le nere colline vulcaniche. Uno dei primi giorni di permanenza dissi alla mia amica Vittoria Pietrasanta: "Pizzicami. Dimmi che è tutto vero, che non sto vivendo un sogno". Anche i bambini che mi erano stati affidati facevano parte di quel clima incantato. Erano venticinque e dovevamo seguirli dalle sette del mattino fino alle otto della sera, ma non sentivo fatica pur non conoscendo la noia. Funtanazza era magica anche in questo. L'organizzazione era efficientissima, tutto era programmato, predisposto, sincronizzato. Fui assorbita da quell'ingranaggio che mi permetteva di sprigionare le energie positive e di sentirmi in armonia con l'universo. Tanti visi, tanti nomi, tanti avvenimenti. Di Funtanazza c'è da scrivere fiumi d'inchiostro; alcune persone voglio però ricordarle perché hanno lasciato tracce profonde nel mio cuore e continuano a suscitare emozioni. Molte non ci sono più e me ne dispiace, altre sono lontane ma quando la nostalgia si fa intensa c'è una via rapida per risentire la voce, quella voce ...: il telefono!
Funtanazza ha creato e cementato amicizie e anche più ...
Il mio pensiero va all'Ing. Giovanni Rolandi, un gentiluomo dal cuore grande, generoso fino all'inverosimile; metteva a proprio agio chiunque avesse la fortuna di incontrarlo, la sua stretta di mano vigorosa, calorosa, il suo sorriso schietto, aperto erano l'anteprima di un "grazie, per tutto quello che fa!". Aveva la rara dote di capire i bisogni del prossimo, spesso li preveniva e agiva con molta delicatezza e riservatezza. Volle fortissimamente la "casa al mare" per i figli dei suoi operai come a ricompensarli di tante fatiche, tanti sacrifici, tanto buio accumulato nelle gallerie. Era un minatore anche lui e conosceva i disagi del sottosuolo, se avesse potuto ci avrebbe portato il sole. Il suo amore per la Sardegna e i sardi era riconosciuto da tutti, amici e nemici, se mai ne ha avuto qualcuno. A lui devo molta gratitudine e riconoscenza.
Dottor Vincenzo Mariani, figura significativa, emblematica della Colonia di Funtanazza che ha diretto per tantissimi anni con competenza e responsabilità; a lui si deve il buon andamento di tutta l'organizzazione sanitaria e pedagogica. Con le vigilatrici e i bagnini era severo ed esigente ma ascoltava, si informava, e prestava molta attenzione alle richieste che gli venivano fatte per migliorare i rapporti e le attività con i bambini. Un giorno espressi il mio dissenso su alcune regole che ritenevo troppo rigide, restrittive e poco elastiche e gli prospettai alcune dinamiche in campo pedagogico più confacenti allo sviluppo fisico e psichico del bambino. Dopo avermi attentamente ascoltata mi permise di provare senza però stravolgere quelle che erano regole di "routine" adatte all'andamento generale di un così articolato organigramma. Nacque da allora un rapporto di profonda stima che dura tuttora.
Don Fausto Atzori, cappellano della miniera e della colonia, sacerdote di grande apertura mentale, attento osservatore, buon oratore, non annoiava con le omelie e non faceva prediche vane. Portava avanti il suo apostolato con rigore ma con umanità profonda.
E le vigilatrici? Il cuore pulsante della colonia! Funtanazza ha il primato per le belle e giovani ragazze che si occupavano dei bambini. Piene di vita, di entusiasmo, di allegria. I loro canti uniti alle "voci bianche" echeggiavano nelle terrazze, nella spiaggia, lungo i sentieri delle colline. Bagni, tuffi, elioterapia, ginnastica, serietà e compostezza all'alza e ammaina bandiera. Momenti solenni: "A te grande ed eterno Iddio ..." mentre la bandiera veniva portata su e alla sera, davanti a un tramonto di fuoco, l'ammaina bandiera, in un silenzio di preghiera. Vi vedo come allora: Vittoria, Carla, Pina, Lea, Rosella, Mariangela, Alba, Clara, Grazia, Bruna, Marisa, Gilda, M.Franca, ... quanta nostalgia di quei dopo cena in portineria!
E i bagnini, nostri angeli custodi ma anche abili rematori di pattino: Paolo, Gianfranco, Pinuccio, Vito, Tullio ... e chi non ricorda signor Mondino, signor Germano, Luigi, Bruno (io, no di certo!)
Le assistenti Rosanna, Marisa, Palmira, Luigia, Maria ... , insomma Funtanazza ha fatto davvero epoca. Indimenticabile!


ed ecco due immagini
(clicca sulle foto per ingrandirle)



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