| di Clotilde Pilia |
vita di Miniera
Sabato 12 Aprile 1997 - Il Figlio di Bakunìn.
Non avevo idea di che genere di spettacolo fosse, il titolo faceva pensare ad un genere letterario, filosofico, risalente ai banchi di scuola.
Ho preso posto e subito buio completo.
Una sorta di tensione, di angoscia mi ha riportato indietro di oltre trent'anni. La sirena ormai familiare avvisava che stavano per far brillare una mina; dopo pochi secondi uno scoppio lacerante che sentivo dentro le viscere e dentro la testa, tanto era reale. E poi la gabbia, col vociare dei minatori che scendevano in galleria, unica fonte luminosa l'acetilene; andavano giù e non avevano la certezza di far rientro a casa la sera.
Ho rivisto mio padre. Mia madre gli fece confezionare dalla sarta del vicinato un completo di tela blu, quella era la divisa con cui usciva di casa ogni mattina alle cinque per andare a prendere la Corriera.
Ricordo i grossi pezzi di tela bianca con cui mia madre preparava le 'pezze da piedi', in cui mio padre avvolgeva i piedi prima di infilarli nei grossi scarponi di pelle, con la suola a carrarmato, ogni settimana li ingrassava con il sego.
Nella bottega vicino a casa, dove si comprava a libretto, mia madre acquistò la gavetta dove versava ogni mattina le pietanze appena cucinate che babbo portava a lavoro. Il capo famiglia godeva di qualche privilegio, cosicché il suo cibo era un po' più sostanzioso.
Mio padre era un operaio 'perforatore', porta ancora i segni sulla schiena di una frana; quella volta si salvò per miracolo. A volte scendeva in galleria senza l'elmetto giallo e quando il Sorvegliante aveva bisogno di qualcuno che scendesse nei pozzi, lui era sempre il primo.
Era coraggioso, anzi incosciente.
Quando portava a casa gli indumenti sporchi perché venissero lavati a mano, sentivo la puzza di sudore, di carburo, di Miniera.
Pur essendo una persona semplice, umile, con una cultura da seconda elementare, è sempre stato orgoglioso del suo lavoro e della sua famiglia. Era un lavoratore. Il suo lavoro di miniera è ciò che mi ha permesso di studiare.
Sì, ora ricordo. Bakunìn era un anarchico rivoluzionario, l'ho studiato al Liceo.
Non ho conosciuto Sergio Atzeni, avrebbe avuto più o meno la mia età. Ma le parole, i contenuti della sua opera hanno suscitato in me emozioni, belle emozioni, e strano a dirsi, provo un po' di nostalgia per il rumore sinistro della gabbia, per il rimbombo delle mine, per la vita di Miniera, dove i valori erano più sentiti.
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