| di Mario Nigliazzo |
amicizie sincere
Era il mese di dicembre dell'anno 1939, quando con mia mamma lasciammo la Sicilia e tutti i nostri parenti per raggiungere mio padre che ci aveva preceduto a Montevecchio già da qualche mese.
Andammo ad abitare in Viale del Mare, nella seconda palazzina a partire dalla pineta, primo portone, al piano terreno, entrando a destra.
Di fronte, nello stesso pianerottolo, abitavano i coniugi Pia e Riccardo Carretti che, non avendo figli, finirono per riversare su di me tutto il loro affetto. Per me che avevo lasciato in Sicilia i nonni e gli zii, diventarono le persone più care dopo i miei genitori e prima di chiunque, tanto da essere considerati gli unici miei zii. Entrambi avevano un carattere d'oro; sempre pronti al sorriso, si volevano un bene infinito e per questo destavano l'invidia e l'ammirazione di quanti li hanno conosciuti. Profondamente onesti, di moralità integerrima, comunisti convinti, non si chinarono mai davanti a chi faceva pesare la loro diversità, preferendo il licenziamento ma a testa alta piuttosto che rinnegare la loro fede e convinzione.
Erano tempi difficili e di restrizioni mi diceva mia mamma; soprattutto pesavano le tante regole vigenti a Montevecchio, tendenti a limitare la libertà di ognuno, specie degli operai. Purtroppo per loro il lavoro massacrante in miniera e la perforazione a secco li collocava al primo posto nella graduatoria degli infortuni e della mortalità oltre che all'ultimo posto nella graduatoria dei diritti umani. In questo clima, nell'esiguo numero di residenti "suddivisi per fasce" non era difficile trovare amicizie sincere.
Le persone che trovammo ci accolsero bene; oltre ai coniugi Carretti, le nostre amicizie si chiamavano Atzori, Pietrasanta, Mezzacasa, Serra, Giovannetti, Talamini, Scanu, Sciangulla, Falqui.
Nell'agosto 1941 fummo pionieri a Funtanazza per una settimana insieme alle famiglie Atzori e Mezzacasa. Se non per primi, ma sicuramente tra questi, scoprimmo l'incantevole bellezza di quei luoghi tuttora incontaminati. Viaggiammo di notte su di un carro a buoi, quanto di meglio poteva offrirci allora il servizio trasporti. Al vettovagliamento contribuirono in massima parte i sigg. Atzori e Mezzacasa che da ottimi cacciatori quali erano riuscirono ad abbattere tanti capi (tordi, merli, pernici, lepri, conigli e cinghiali) che allora abbondavano in quella zona.
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