Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile

vacanze in colonia

di Elvio Pani
Funtanazza

La colonia di Funtanazza fu inaugurata il giorno 6 maggio del 1956.
Venne costruita per dare la possibilità ai figli dei dipendenti di usufruire di un mese di vacanza al mare, completamente gratis.
Prima di allora esisteva già questa possibilità, infatti i figli dei minatori erano ospitati nelle colonie, Marina di Giorgino e Montana di Montevecchio (quest'ultima era realizzata nei locali delle scuole elementari) nei mesi di luglio, agosto e settembre.

La mia prima esperienza in colonia risale al 1953, avevo 6 anni e siccome ero molto piccolo e gracile fui mandato a Montevecchio (dove abitavo), non ho molti ricordi se non quello delle passeggiate che facevamo tutti insieme, rigorosamente in fila, tutti vestiti allo stesso modo, a respirare l'aria di viale dei pini, a cercare pinoli e con la corteccia dei pini a fare delle barchette o giochi simili.
Il Direttore della colonia era il Signor Racugno, coadiuvato dalle Signorine Gesuina e Antonietta che durante tutto l'anno gestivano la scuola materna; un'altra cosa che mi ricordo è che nella coscia destra mi crebbe un grosso foruncolo che mi faceva male, venni portato all'ospedale, dove l'infermiere, Signor Lai, dopo avermelo inciso, lo strizzò fortemente, con un dolore che mi fece urlare e dopo averlo medicato mi rimandò indietro.
L'anno successivo, andai alla colonia marina di Funtanazza, un esperienza bellissima, appena arrivati con il pullman ad attenderci c'erano le vigilatrici che ci accompagnavano dal barbiere per fare il classico taglio a zero, poi la visita medica in infermeria, la pesata era d'obbligo, e via sotto la doccia, la magazziniera ci vestiva con la divisa bianca, il cappellino alla marinara celeste e un paio di sandali, poi ci veniva consegnata una giacchina azzurra in lana, da conservare e da usare solo in caso di necessità. Eravamo suddivisi in quattro squadre da 25 ciascuna sia maschi che femmine, i locali e tutti i servizi, compreso il refettorio erano rigorosamente divisi, maschi da una parte, femmine dall'altra.
La giornata era tutta programmata: alle 7:30, sveglia, pulizia e igiene personale e alle 8:15 tutti davanti al piazzale per "l'alzabandiera", alla quale partecipava anche il personale che non era in servizio, compreso il direttore, che il primo anno era un certo LICCIARDI.
Alle 8:30 tutti al refettorio per la prima colazione a base di caffelatte, pane, e una marmellatina.
Alle 9:00 tutti in terrazzo a cantare e giocare sino alle 9:30 per poi scendere in spiaggia, dove nel camerone dovevamo indossare il costumino celeste in lana sarda, che quando si bagnava pesava qualche chilo, poi tutti sotto l'ombrellone a giocare e guai a chi cercava di fare il furbo esponendosi al sole; per ogni squadra c'erano 4 ombrelloni che i due bagnini posizionavano e aprivano al nostro arrivo.
Verso le 10:30 facevamo la cura del sole, ci facevano sdraiare, tutti in fila, prima supini per 5 minuti e poi al fischio del bagnino al contrario per altri 5.
Alle 11:00 finalmente, se le condizioni del mare lo permettevano, un bel bagno che durava non più di 5 o 6 minuti, squadra per squadra sotto gli occhi vigili dei bagnini e delle vigilatrici, poi di nuovo sotto l'ombrellone in piedi per non sporcarci di sabbia e una volta asciugati, di nuovo a vestirci, toglierci la sabbia di dosso con le mani e poi di nuovo in fila per rientrare in colonia.
Prima di andare a pranzo, bisognava andare in bagno a lavarsi le mani utilizzando i locali antistanti il refettorio.
Alle 12:30 in punto, dopo aver fatto la preghiera, tutti insieme, si poteva finalmente mangiare: il cibo era molto abbondante, oltre che appetitoso, ricordo certe cotolette alla milanese giganti, grandi quanto il piatto, io credo che molti di noi bambini, tutta quella grazia di Dio a casa sua non l'avevamo mai vista, tanto è vero che nelle quattro stagioni che ho trascorso in colonia il mio peso aumentava dai 3 ai 4 chili, e il grosso merito oltre all'aria che si respirava era proprio l'abbondanza e la qualità del cibo.
Alle 13:30, si rientrava in camerata per il riposo pomeridiano. Nella camerata erano sistemati i lettini e ciascuno aveva il suo comodino personale, dove metteva le sue cose, sapone , dentifricio e spazzolino, cappellino etc. Durante il riposo pomeridiano era d'obbligo il silenzio, su 25 bambini pochi erano abituati a dormire, quindi si tentava di scambiare qualche parola con il vicino di letto, ma se per caso se ne accorgeva la vigilatrice che ci "spiava" dal vetro posto nella sua camera comunicante con la camerata , in qualche caso ci scappava qualche sculaccione, altre volte un colpo di zoccolo in sughero (vedi Clara Floris) in altri casi la punizione consisteva nel non fare il bagno il giorno successivo.
Alle 15:30 sveglia, pulizia e merenda che consisteva in un panino con formaggino o marmellata e poi alle 16:30 di nuovo in spiaggia a giocare senza mai fare il bagno, sino alle 18:30 e poi cena alle 19:00; dalle 20:00 e sino alle 21:30 a cantare e giocare in terrazzo, finalmente un po' liberi di correre e saltare a nostro piacimento. Alle 22,00 silenzio assoluto, era l'ora di dormire e sul nostro sonno vigilava "la notturna", che aveva il compito di girare tutta la notte per la camerata, nel caso in cui qualcuno avesse dei disturbi.
Quando non era possibile scendere in spiaggia, per le condizioni del tempo, ci si riuniva tutti insieme nel Salone, dove qualche volta veniva proiettato un film per bambini; questo Salone, che veniva utilizzato la domenica per la Santa Messa a cui partecipavano tutti, era tanto grande, saranno stati oltre 300 mq; quanto era bello, il pavimento fatto completamente in sughero, e talmente lucido da potervisi specchiare; ma tutto nella colonia di Funtanazza era splendente, era ordinato e organizzato, era lo specchio fedele dell'organizzazione esistente nella Miniera, niente era lasciato al caso. Oltre ad un gruppo elettrogeno per i casi di mancanza della corrente (che arrivava da Montevecchio), era stato previsto persino un locale destinato all'isolamento in caso di insorgere di qualche malattia infettiva. Annessa alla colonia vi era un'altra area che comprendeva due piscine, una per i bambini e l'altra per gli adulti, di dimensioni olimpioniche con relativo trampolino a due basi, una a 3 metri e l'altra a 5 metri d'altezza, dove i più esperti si cimentavano in gare di tuffo.
I primi anni la piscina era utilizzata per gare anche nazionali di nuoto e si svolgevano anche campionati di pallanuoto, fino a pochi anni fa esistevano ancora le porte; l'acqua delle piscine veniva pompata direttamente dal mare con delle grosse pompe situate sotto i locali degli spogliatoi e del bar davanti alle piscine.
L'acqua veniva cambiata almeno una volta alla settimana, di solito il venerdì e ricordo che ci impiegava circa 8 ore per riempire la piscina, che poi veniva utilizzata il sabato e la domenica dagli appassionati di immersioni e di nuoto.
La piscina piccola era utilizzata pochissimo e solo dai bambini della colonia in rare occasioni.
Il bar, annesso alle piscine, per i primi anni era gestito direttamente da chi organizzava le gare di nuoto e così pure gli spogliatoi e il guardaroba; poi rimase chiuso per alcuni anni, i costi di gestione erano troppo elevati in quanto essendo la spiaggia di proprietà privata, non era consentito l'ingresso a persone se non espressamente autorizzate dalla Direzione della Miniera.
I primi anni, sino al 1962-63 avevano l'accesso alla spiaggia di Funtanazza solamente i Dirigenti, gli impiegati e le loro famiglie i quali avevano la possibilità di avere anche lo spogliatoio. La classe operaia, credo dopo una rivendicazione sindacale, ottenne solo dopo qualche anno la possibilità di fare la richiesta per poter attraversare la sbarra che era custodita dalle 7 del mattino fino alle 19 del pomeriggio dal Signor Giulio Vorticoso e dal Signor Arturo Pilloni, i quali erano giustamente inflessibili nel loro lavoro; senza permesso non si entrava in nessun caso.
Il motivo per cui Società non permetteva l'ingresso a tutti, pare che fosse quello della tutela della salute dei bambini che vi erano ospitati evitando così eventuali contagi di malattie infettive; dopo alcuni anni però le maglie si allargarono di parecchio, probabilmente per motivi sindacali.
Anche la spiaggia cominciò ad essere frequentata da molte persone, era stata addirittura istituita una corsa di pullman, del Signor Virgilio Caria, che partiva da Montevecchio alle 8,30 e rientrava alle 13,30 e gli autisti erano Ughetto Usai, Mario Frau, Antonio Dessì e Luigi Frau; altri andavano con le proprie auto, che a Montevecchio quasi tutti gli impiegati possedevano. Lo stare tutta la mattina in spiaggia, comportava anche la necessità di trovare qualche bevanda fresca, il bar esisteva ma era chiuso.

Il CRAL (Circolo Ricreativo Aziendale Lavoratori) di Montevecchio, gestiva già il dopolavoro per gli operai, un bar dove i minatori si incontravano, si divertivano e in parte dimenticavano le dure fatiche della miniera, anch'esso era organizzato in modo eccellente, vi era un Presidente (all'epoca Signor Arturo Lampis) , un Cassiere (Sig. Guido Playsant) e il Segretario (Sig. Gildo Marras) oltre ad altri che davano la propria disponibilità: ricordo Signor Guido Fadda, Efisio Seruis che erano i tecnici della proiezione dei film e altri che si alternavano a fare i bigliettai e le maschere nel cinema. Il bar del Dopolavoro era gestito dal Signor Antonio Masala, che veniva coadiuvato da un barman e in occasioni di particolare necessità (come Santa Barbara, Natale, Capodanno e altre feste) si chiedeva la collaborazione di qualche studente, anch'io facevo parte di questi.

Nel 1963 alla fine dell'anno scolastico, frequentavo le scuole superiori, il CRAL decise di aprire il bar di Funtanazza, il Presidente mi chiese se accettavo e che mi avrebbe pagato il viaggio in pullman e mi avrebbe compensato con 18.000 lire al mese. Non mi sembrò vero, ottenni il permesso dai miei genitori seppure con un po' di riluttanza, perché non vedevano di buon occhio il fatto che fossi troppo vicino al mare e soprattutto alle piscine all'età di 16 anni, anche se un po' sapevo nuotare.

"Il Bar del Pidocchietto" come era stato battezzato dagli amici, era molto piccolo, c'era solamente un banco con frigo bar e un congelatore di gelati, all'interno 2 tavolini in legno con ciascuno 4 sedie in ferro che erano state verniciate a suo tempo di rosso e azzurro e che presentavano vaste macchie di ruggine, all'esterno, sotto la veranda altri 4 tavoli e una ventina di sedie sempre in ferro.
La prima cosa da fare era mettere in funzione il banco frigo che essendo fermo da tanti anni aveva perso il gas, quindi fu necessario chiamare il tecnico per ripararlo, mentre per rimettere a posto le sedie ci pensai direttamente io riverniciandole tutte.
L'approvvigionamento delle bibite e dei dolci avveniva tramite il Dopolavoro.
Quando rientravo a Montevecchio dovevo comunicare al signor Masala le richieste per il giorno dopo e le provviste mi venivano portate direttamente dal furgone della società che approvvigionava la colonia; il mezzo era guidato allora dal signor Gaudenzio Ledda, ricordo che quando dovevo scaricare le casse di birra, che pesavano circa trenta chili ognuna, dovevo fare una fatica non indifferente, essendo di corporatura piuttosto esile e poco abituato agli sforzi.
I primi e più assidui clienti del bar erano un gruppo di operai che lavoravano nel cantiere di rimboschimento nei pressi della colonia, tutti di Arbus, e già avanti con l'età (Angelino Pusceddu detto " Cornetta " Vincenzo Dessì, Emilio Piras, ziu Peppi Mura e altri di cui mi sfuggono i nomi), arrivavano dopo pranzo, bevevano alcune bottiglie di birra e raccontavano le loro avventure sino all'ora della partenza, poi prendevamo il pullman davanti alla colonia intorno alle 16.00. Raramente venivano al bar anche ziu Antoninu Curreli l'ortolano e Salvatore Melis (noto Colletto) che lavorava la vigna della colonia e che era fidanzato (ora sposato) con una inserviente della colonia stessa.
Per due estati di seguito c'erano ormeggiati nella caletta di "su ponzesu" alcuni pescatori di Portoscuso, che facevano la loro stagione di pesca a Funtanazza (Salvatore Calabrò, Signor Bigio, e Topolino un giovane marinaio di cui non ricordo il nome), dormivano nella barca, andavano a pescare e un Bagarino quotidianamente veniva a prendersi il pesce e portava loro le provviste, spesso questi pescatori venivano al bar per il pranzo, anche con le loro famiglie che di tanto in tanto venivano a trovarli.
Alcune volte, è capitato che andavano a pescare per gli amici, i bagnini, qualche operaio e gli impiegati della colonia, e la sera, dopo aver cucinato i pesci, ci si riuniva al bar per la ziminata e soprattutto la grigliata.
Gli altri clienti erano per la maggior parte i ragazzi di Montevecchio che viaggiavano per lo più con il pullman del signor Caria; c'erano alcune famiglie che stavano al mare tutto il giorno e quindi il bar serviva come punto d'appoggio per consumare il pranzo che si portavano da casa; appena arrivati venivano da me chiedendomi di mettere in frigorifero eventuali vivande che non potevano stare al caldo e contemporaneamente di riservare loro un tavolino per il pranzo, specie il sabato e la domenica che erano i giorni di maggiore affluenza; ricordo che in quelle occasioni venivo ricompensato con laute mance.
Durante la settimana, una volta partito il pullman per Montevecchio, spesso accadeva che non rimanesse nessuno in spiaggia, allora potevo approfittare e anch'io, dopo aver chiuso il bar, andavo a farmi il bagno oppure, armato di maschera e pinne, raccoglievo ricci, patelle e attinie. A proposito di attinie, ricordo che un giorno stavo raccogliendo attinie e le depositavo in un sacchetto di plastica al quale avevo praticato un paio di fori e legato con uno spago alla vita, ad un certo punto mi accorsi che avevo le gambe con delle enormi macchie rossastre; disperato mi recai subito all'infermeria della colonia e il dottor Bruno Concas, dopo avermi medicato mi disse che le macchie erano state causate dalle attinie che sono molto orticanti, cosa che non sapevo.
Altre volte, invece, Clemente Muntoni mi faceva fare delle escursioni in barca, in tutta la costa, quando era da solo, ma se per caso c'era Emmetta Bellavita, li vedevo che si divertivano facendo sci-nautico; erano entrambi bravi e io li guardavo dalla spiaggia ammirato.
I dipendenti della colonia, direttore, medico, impiegati, operai, vigilatrici, raramente venivano al bar, soprattutto i primi anni, probabilmente era vietato dal regolamento della colonia, poi, pian piano, evidentemente si sono allargate le maglie e a turno venivano a comprare i gelati che si portavano via per offrirli anche ai colleghi "internati"; con l'andar del tempo, stabilito un buon rapporto di amicizia e di fiducia, soprattutto con alcuni bagnini, Mario Pala, Fosco Santoni e Tullio Pisano, decisi di lasciar loro la chiave del bar in modo che anche alla sera, quando rientravo a Montevecchio, potessero usufruire delle bibite e dei gelati e loro registravano le consumazioni e il nome del debitore.



Torna all'Elenco Testimonianze

Torna a Notizie sui Raduni

Torna alla Base