L'isola che non c'è
di Alessandra Salvadori, 18 dicembre 2008
Grandi
uomini, dai più umili ai più alti in grado, ….. ecco quello che mi si affaccia
alla mente quando penso alla gente di Montevecchio. Non è che li ho conosciuti
tutti, ma quelli che non ho avuto la fortuna di conoscere direttamente, ho imparato
a conoscerli dai racconti dei miei genitori e da tutti i libri e le immagini
che sono stati dedicati a quel meraviglioso posto che si chiama MONTEVECCHIO.
Ci sono nata e ci ho trascorso i 12 anni più belli della mia vita
e ogniqualvolta la mattina mi sveglio con il ricordo di un bel sogno vuol dire
che ho sognato di tornare bambina e di essere di nuovo nei boschi incantati
di Montevecchio. Certo, forse ero fra quei bambini fortunati che potevano vedere
il lato dorato della vita, trascorsa in un meraviglioso villaggio di miniera
dove l'infanzia fra i boschi, gli animali e la natura sembrava sempre una specie
di favola, che ogni giorno poteva cambiare i personaggi, gli scenari e il filo
conduttore ma dove il finale era sempre quello bello e rassicurante del “…e
vissero felici e contenti”.
Tutto questo lo devo non solo a Montevecchio
ma, anche e soprattutto, ai miei genitori i quali sono riusciti evidentemente
a farmi vivere, quella che per loro era la vita quotidiana stancante, faticosa
e logorante, come un'esperienza veramente bella, nonostante, soprattutto nell'ultimo
periodo, la situazione mineraria non fosse certo tranquilla. Ho sempre pensato
che i miei figli non siano stati fortunati come lo sono stata io che sono cresciuta
a Montevecchio e ogni volta che ci ho pensato, ho provato a compensarli con
gite in campagna o scampagnate in posti a contatto con la natura ma ……. è stato
un fallimento loro restano cittadini nell'animo!!
Lo so non è colpa di nessuno se Montevecchio non è più “l'isola che non c'è”
tanto amata, ciononostante avrei voluto per loro un'infanzia come la mia e come
quella di tanti altri miei coetanei che hanno avuto la fortuna di sognare e
giocare per tutti quegli anni fantastici.
Non c'era un solo Peter Pan, eravamo tutti Peter Pan ….. chi più chi meno. Ma
Wendy era sicuramente una sola: mia sorella Susanna, assennata, dolce, premurosa
e sempre presente. Tutta la cricca del Villaggio Rolandi era il resto della
compagnia dei bambini perduti con la sola differenza che tutti noi avevamo degli
splendidi genitori che ci aspettavano pazientemente a casa dalle nostre escursioni
e dai nostri giochi nel bosco o a Roccialeone o chissà dove.
La mattina quando andavamo a scuola, dal villaggio Rolandi quasi sempre facevamo
la stradina del bosco piuttosto che la strada asfaltata, era decisamente più
bella. Un periodo, mi ricordo, avevamo un gatto (uno dei tanti che abbiamo avuto)
che ci seguiva sino al limitare del boschetto e poi tornava indietro e incredibilmente
alle 12,30 quando uscivamo da scuola lo trovavamo lassù ad aspettarci per rifare
con noi la strada sino a casa …….. forse pensava di essere un cane, non un gatto!!!
Grazie Montevecchio !!!!!